Fulvio Abbate -

10/05/08

Il bambolotto di Wolinski

Un bambolotto realizzato da Wolinski nel Sessantotto; sembra che stia dormendo, come Biancaneve, il sonno eterno, si chiama Georges come il suo inventore, armato di cinturone e completo nero, dal profondo della sua sua teca-bara fuma una sigaretta, a futura memoria di sè e di ciò che sarebbe stato il dopo. Amen. 7b84_1jpg_4

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02/05/08

La canotta di P. P. P.

Una canotta nel tempo, gli anni Settanta, i più struggenti della mia vita, ed ero pure comunista (e anche il cinturione con il fibbione non era male)
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24/04/08

Fulvio Abbate risponde alla signora Miuccia Prada

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19/04/08

I giorni di San Precario

L'ultimo santo cui votarsi, e non c'è altro commento.


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12/03/08

Fulvio Abbate presenta "Quando è la rivoluzione"

Ci sarà anche Drupi alla presentazione di "Quando è la rivoluzione", il nuovo romanzo di Fulvio Abbate

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Fulvio Abbate presenta "Quando è la rivoluzione"

Ci sarà anche Drupi alla presentazione di "Quando è la rivoluzione", il nuovo romanzo di Fulvio Abbate

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10/03/08

Uno straccetto rosso per teledurruti

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27/02/08

la rivoltella di Hitler

Di cosa sarebbe capace un collezionista di militaria, non necessariamente nazista, per possedere questa pistola appartenuta, sembra, così come cantano le iniziali incise in oro, ad Adolf Hitler?

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18/02/08

Ancora su la Sinistra al "Caffè Fandango"

L'altroieri ho scritto che non si può presentare il simbolo di una forza politica al Caffè Fandango, lo confermo, non si può. Non si deve. Ho scritto pure che "la borghesia non ha cuore". Confermo anche questo. Non ha cuore perchè, così ritengo, ignora "l'urgenza", il bisogno, ignora la fame. Ha, insomma, qualcosa da difendere. Le rivoluzioni, o, più semplicemente, le rivolte nascono invece sempre da chi non ha nulla da perdere, nulla se "non le catene" scrive Marx nel Manifesto del 1848. Una legge che vale anche per la classe operaia. Nel 1968 furono sopratutto i giovani (operai) non garantiti, persone appena gute dal Sud, a credere nella lotta, non i vecchi, non quelli che stavano già in fabbrica da trent'anni. Questo per dire che ovunque esistono le resistenze, le sacche di privilegio.
Ho scritto pure che sempre lì al "Caffè Fandango" vanno i "fighetti", i salariati garantiti della cultura, i "turisti della vita". Confermo anche questo: il ceto intellettuale giovanile, e non solo, nel nostro presente non è assimilabile alla "società civile", si tratta semmai singole di "partite Iva". Salariati appunto dell'intrattenimento culturale, nient'altro che una fabbrica ulteriore di alienazione. Meglio: musica leggera. Il fatto che abbiano un riscontro, insieme ai film di e con Nanni Moretti, non muta la sostanza del problema. Non dimentichiamo che in molti pensano che Carla Bruni sia una persona di sinistra, "una compagna", anche e così fosse, il problema resta. Ne ho già scritto nel mio pamphlet "Sul conformismo di sinistra" (chi fosse interessato può scaricarlo direttamente dalla rete, gratuitamente).
E' vero, cara Cristina, che i singoli, anche i singoli borghesi, possono avere "un cuore", ma detto ciò, assodata l'esistenza della volontà e del "karma" individuali, la sostanza del problema resta invariata. Non si va a presentare un simbolo che dovrebbe, come direbbe Pier Paolo Pasolini, parlare innanzitutto a chi crede nell' "epopea degli umili" in un locale, per quanto rispettabile, destinato ai ceti medi. Medi in tutto. Sarebbe stato molto meglio farlo da un'altra parte, che so, magari al Tufello, al Circolo di cultura popolare di quel quartiere dove l'altra sera sono stato ad ascoltare un concerto del mio amico Claudio Lolli, talvolta basta infatti allontanarsi di pochi metri da quello che riteniamo il mondo conosciuto per accorgersi che il "reale" è altrove. Questo, sì, che è vero turismo esistenziale.
Confermo che i "poveri", cui dobbiamo anche garantire la possibilità di essere stronzi come i "borghesi", sono comunque migliori di noi garantiti, di noi che abitiamo nei quartieri residenziali.
Solo ciò che è altro da noi, il dissimile, ci arricchisce, ci dà possibilità d'amore, ci comprendere il mondo, il suo dolore, le sue ingiustizie. E anche questo è qualcosa che riguarda il cammino individuale. La voglia di ribellione. Quella voglia che non abita in nessun "Caffè Fandango" del mondo.

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Nella foto, il "Caffè Fandango" prima della nuova gestione

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16/02/08

La Sinistra al "Caffè Fandango"

Leggo che La Sinistra e l'Arcobaleno, cioè il partito che voterò alle prossime elezioni, ha presentato il proprio simbolo al "Caffè Fandango" di piazza di Pietra, a Roma. Sinceramente, mi sembra una stronzata. I poveri non frequentano un posto come quello. Lì, semmai, vanno i pulcini del ceto medio, gli aspiranti manodopera intellettuale fighetta, quelli che non capiscono una minchia della vita, i turisti della vita stessa. Non si va al Caffè Fandango, un marchio di Baricco, a parlare di Sinistra. Si va dove stanno i poveri. Perchè i poveri, per quanto stronzi, hanno comunque un cuore, mostrano la percezione del dolore, mentre la borghesia fa brillare la propria mancanza di amore per il prossimo.

Gramsci

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