L'altroieri ho scritto che non si può presentare il simbolo di una forza politica al Caffè Fandango, lo confermo, non si può. Non si deve. Ho scritto pure che "la borghesia non ha cuore". Confermo anche questo. Non ha cuore perchè, così ritengo, ignora "l'urgenza", il bisogno, ignora la fame. Ha, insomma, qualcosa da difendere. Le rivoluzioni, o, più semplicemente, le rivolte nascono invece sempre da chi non ha nulla da perdere, nulla se "non le catene" scrive Marx nel Manifesto del 1848. Una legge che vale anche per la classe operaia. Nel 1968 furono sopratutto i giovani (operai) non garantiti, persone appena gute dal Sud, a credere nella lotta, non i vecchi, non quelli che stavano già in fabbrica da trent'anni. Questo per dire che ovunque esistono le resistenze, le sacche di privilegio.
Ho scritto pure che sempre lì al "Caffè Fandango" vanno i "fighetti", i salariati garantiti della cultura, i "turisti della vita". Confermo anche questo: il ceto intellettuale giovanile, e non solo, nel nostro presente non è assimilabile alla "società civile", si tratta semmai singole di "partite Iva". Salariati appunto dell'intrattenimento culturale, nient'altro che una fabbrica ulteriore di alienazione. Meglio: musica leggera. Il fatto che abbiano un riscontro, insieme ai film di e con Nanni Moretti, non muta la sostanza del problema. Non dimentichiamo che in molti pensano che Carla Bruni sia una persona di sinistra, "una compagna", anche e così fosse, il problema resta. Ne ho già scritto nel mio pamphlet "Sul conformismo di sinistra" (chi fosse interessato può scaricarlo direttamente dalla rete, gratuitamente).
E' vero, cara Cristina, che i singoli, anche i singoli borghesi, possono avere "un cuore", ma detto ciò, assodata l'esistenza della volontà e del "karma" individuali, la sostanza del problema resta invariata. Non si va a presentare un simbolo che dovrebbe, come direbbe Pier Paolo Pasolini, parlare innanzitutto a chi crede nell' "epopea degli umili" in un locale, per quanto rispettabile, destinato ai ceti medi. Medi in tutto. Sarebbe stato molto meglio farlo da un'altra parte, che so, magari al Tufello, al Circolo di cultura popolare di quel quartiere dove l'altra sera sono stato ad ascoltare un concerto del mio amico Claudio Lolli, talvolta basta infatti allontanarsi di pochi metri da quello che riteniamo il mondo conosciuto per accorgersi che il "reale" è altrove. Questo, sì, che è vero turismo esistenziale.
Confermo che i "poveri", cui dobbiamo anche garantire la possibilità di essere stronzi come i "borghesi", sono comunque migliori di noi garantiti, di noi che abitiamo nei quartieri residenziali.
Solo ciò che è altro da noi, il dissimile, ci arricchisce, ci dà possibilità d'amore, ci comprendere il mondo, il suo dolore, le sue ingiustizie. E anche questo è qualcosa che riguarda il cammino individuale. La voglia di ribellione. Quella voglia che non abita in nessun "Caffè Fandango" del mondo.

Nella foto, il "Caffè Fandango" prima della nuova gestione